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Mauro ha la vocazione all'affresco (o meglio alle grandi pitture murali), al narrare fatti tanto di un passato non lontano da cui ci aspettavamo mutamenti positivamente innovativi sia della quotidianità. Un narrare non descrittivo. Il passato resta come un'indelebile stratificazione di memorie; mentre la quotidianità ha una sua contraddittoria assolutezza, passa veloce eppure è tutto ciò che concretamente viviamo. Ci si può chiedere: cosa ci fanno i cuori sull'albero? Un illustrativo omaggio a Corio che ha un cuore nel suo stemma? Mauro non descrive con zelo realistico un albero anonimo; egli rappresenta l'esperienza anche emotiva di un albero come un miracolo della natura antropizzato, come simbolo universale, radicato nella terra che svetta verso il cielo. Perciò l'albero nell'interpretazione artistica di Mauro si anima, si trasforma, si collega a ciò – i cuori - che dal punto di vista dei rapporti razionali sarebbe arbitrario. È la magia dell'arte.
Quanto poco descrittiva sia la figurazione di Mauro lo dimostrano le opere degli anni Sessanta. Anche quando la raffigurazione ha una morfologia esplicita, fino alle opere recenti sono la composizione (tagli, inquadrature), il colore, la luce che danno valore di invenzione poetica.

Francesco De Bartolomeis
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